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12 Gennaio
42 secondi, lo spazio di un respiro e poco più………..
Ore 16.48……..non so bene perche ma la cucina comincia a muoversi e in qualche secondo si muove cosi violentemente che finalmente mi decido a uscire e a fatica percorro i 4 metri che mi separano dalla porta di uscita. Ci sono le scale, comincio a scendere mentre mia figlia di 9 anni sale, probabilmente piena di paura o preoccupata per me ( mi dirà in seguito). L’afferro, scendo con lei freneticamente e giù e il caos. A quell’ora la scuola era piena di studenti. Tutti escono in affanno, saltano il muretto, lasciano libri, zainetti e perfino le scarpe in tanti casi ….ma tutti escono e sono tutti incolumi. Paura negli occhi di tutti, non ci sono parole, tutti smarriti, come se il tempo si fosse fermato, la scuola (con due piani) ha retto lo shock. Un’altra scossa minore ma sempre violenta segue, di nuovo la paura negli occhi, lo smarrimento, le grida……….una densa nuvola di polvere si alza un pò ovunque intorno alla missione, nelle strade circostanti. Improvvisamente penso agli anziani, affido mia figlia a sua zia e corro da loro con 2 dei miei ragazzi. Appena entrati nel cortile, una visione di paura. I tetti di lamiera di tre casette sono crollati, le altre 4 casette fortemente danneggiati, diversi anziani sono ancora dentro le casette. Li accompagniamo fuori tutti, molti dobbiamo ‘tirarli’ fuori. Un anziano e morto sul colpo schiacciato da un muro, altri 3 sono feriti ma non gravemente. Li sistemiamo tutti nel cortile centrale, seduti per terra e continuiamo a fare il punto della situazione.
Sono momenti di paura e confusione, ci si guarda negli occhi, ci si guarda intorno e tutti pensano a quanto sarà successo in città. Nella confusione generale, tutti cercano di chiamare i propri cari ma i telefoni non funzionano. Poco a poco studenti, professori e tutti se ne sono andati. Comincia a farsi buio, nessuno vuole dormire in casa.
Dopo aver curato gli anziani feriti, tratto dai ruderi il nostro Apollòn, e sistemato come meglio potevamo gli anziani nel mezzo del cortile con materassi, c’e un pò di tempo per prendere fiato.
I telefoni non funzionano. La mia connessione a Internet non funziona.
I miei ragazzi con mogli e figli ci raggiungono, in tutto saremo più di 40. Nessuno vuole dormire in casa e cosi sistemiamo diversi materassi nel mezzo del praticello in fronte alla missione, materassi, lenzuola, la macchina vicina, la televisione, un pò di corrente ed eccoci ad affrontare la prima notte fuori casa.
Fra le 17.30 e la mezzanotte, non so più quante scosse di ‘assestamento’ si sono sentite, molte abbastanza violente e ad ogni volta la paura e l’angoscia negli occhi di tutti.
Ora fa buio, arrivano le prime notizie da far rabbrividire. Stazioni televisive e radio locali non funzionano da ore, le notizie arrivano da gente che arriva dalla città che dista appena 7 km da noi.
Sono le 11, donne bambini e giovani dormono ora, tutti incollati sulla fila di materassi come a voler dar sicurezza l’un l’altro.
23.30, nessuna informazione, nessun contatto telefonico. Per miracolo ricevo una chiamata da mio fratello dall’Italia, lo rassicuro e gli chiedo di rassicurare tutti in famiglia. Poco dopo Andrea e Marina di Chieri riescono a parlare con me. Anche loro molto preoccupati e già mobilizzati ma rasserenati nel sentire che noi stiamo bene tutto sommato. La notte sarà breve, tutto il vicinato dorme all’aperto e diversi gruppi cominciano a pregare e a cantare e a farsi coraggio e ogni tanto ancora queste scosse di assestamento.
Mi siedo in macchina e crollo in un sonno a intermittenza. Alle 4 del mattino il telefono suona ancora, non capisco bene chi sia e per quale giornale o radio lavori in Italia ma ho troppa voglia di parlare con qualcuno e non so bene quanto sia riuscito a capire ma ho parlato come per ‘sfogarmi’ fin quando non abbiamo dovuto interrompere la comunicazione, non si capiva nulla.
42 secondi, lo spazio di qualche respiro, di uno sbadiglio, di un sorriso…….di una vita o dell’apocalisse.
Bilancio della giornata : 1 anziano deceduto, 3 feriti e ingenti danni alle strutture delle due scuole, gli atelier di Falegnameria, sartoria e informatica impraticabili, le 7 casette degli anziani distrutte o seriamente danneggiate, una parete del magazzino e della cucina caduta, diversi pannelli del muro di cinta caduti e la casa dove abito con crepe ingenti. Nel vicinato ci sono stati diversi decessi, molti feriti, case crollate, muri di cinta caduti, tetti di lamiera sbilenchi, panico, paura, smarrimento.
13 Gennaio : La nebbia del giorno dopo
La nostra missione dista 4 Km da Cité Soleil, la più grande Bidonville della città, e 7 Km dal centro città, una distanza irrisoria tutto sommato ma senza telefoni, radio o televisione, una distanza enorme. Ancora all’oscuro di quanto successo in città, dovevamo pensare al nostro anziano deceduto, in un paio d’ore siamo riusciti a organizzare un semplice ‘funerale’. Per il resto, si camminava fra I vari settori della missione giusto per constatare I danni. Da dove cominciare?
Nel frattempo la gente passava e in diversi davano notizie sinistre e incredibili sulla situazione in ‘città’. La giornata e passata in una specie di ‘torpore’, cercando notizie da passanti ma sopratutto alla televisione, una stazione locale trasmetteva le notizie in diretta che la CNN Americana dava in continuazione ed e la che abbiamo avuto la conferma sulla gravita della situazione.
Il giorno passo velocemente, sempre un pò smarriti, sempre un po increduli e con le scosse di assestamento che tornavano puntuali ogni tanto come un cane che abbaia furioso nel buio.
Anche questa notte sotto il cielo stellato, non esisteva passato o futuro. Il silenzio rotto solo dai canti e le preghiere e anche dai pianti della gente. Gli Haitiani sono molto credenti e per tanti di loro questa disgrazia era il frutto di qualche loro peccato, come se Dio avesse mandato questo terremoto per punirli. Sono i bambini a donarci un sorriso ogni tanto. Nella loro innocenza, la paura passa presto e in men che non si dica anche questo dormire e mangiare all’aperto diventa un gioco per loro.
Per qualche secondo osservo il viso sorridente di mia figlia e ben che il mio cuore si stringa di pena al pensiero di come sarà per lei il domani, di cosa potrò mai offrirgli, c’e anche una profonda tenerezza e gratitudine per quel sorriso, per quel fiore che si apre poco a poco alla vita.
Mentre il giorno prima il telefono ha funzionato in qualche occasione, oggi c’e stato un silenzio totale.
14 Gennaio ………15 Km d’orrore
Port-au-Prince non e una grande città come estensione ma e densamente abitata. 15 Km bastano per percorrere i punti più salienti della città, e questa mattina decido di uscire con 3 dei miei ragazzi per andare a vedere di persona. Sono sicuro che la televisione vi ha portato le immagini e l’ampiezza di questa tragedia umana ma quello che non vi ha portato e l’odore acre della morte che pervade la città. Molti cadaveri hanno passato un giorno al sole e siamo al secondo giorno, con questo sole bastano poche ore prima che un cadavere cominci a decomporsi e a puzzare (Dio mi perdoni la parola poco delicata), figuratevi due giorni. A Port-au-Prince ci sono solamente 3 ambulanze dell’ospedale generale e due macchine per i pompieri, figuratevi se esiste una cellula di intervento per crisi del genere. Per quasi 40 ore dopo il terremoto la gente non aveva ancora ricevuto nessun tipo di aiuto a parte l’aiuto di vicini, passanti o famiglie che a mani nude cercavano di scavare fra le macerie.
Il terremoto non ha risparmiato nulla e nessuno : Il Palazzo Presidenziale a pezzi, diversi Ministeri, il Palazzo di giustizia, Supermarket, Hotel , la base delle forze internazionali (Minustha) il palazzo della Posta, la Cattedrale Cattolica e Episcopale e diverse Chiese, case di ricchi e miserabili baracche, case povere e tante scuole. Le scuole, quanti giovani e bambini morti in queste scuole……..ripenso ai miei studenti e con un brivido ringrazio Dio. Non credo ci sia un abitante della Capitale che non sia vittima in qualche modo. L’Arcivescovo e morto sotto la sua cara Chiesa, il responsabile delle Forze internazionali e il suo vice sono deceduti e insieme a loro altri circa 150 soldati, anche il nostro Apollon e migliaia di sconosciuti e gente senza voce come lui sono deceduti.
Comunque sia sono stati 15 Km d’inferno. La citta e veramente distrutta per ¾, i cadaveri sono a ogni angolo e coperti con delle lenzuola, spesso sono anche allineati o addirittura ammassati. Distruzione ovunque, gli abitanti della citta, o meglio i sopravissuti, erano sicuramente tutti per le strade. Giovani, donne, bambini e anziani accampati in ogni spazio aperto, spesso con dei cadaveri non troppo lontano o dei feriti con loro. Verso le 2 del pomeriggio abbiamo visto una squadra di soccorso Francese al lavoro e probabilmente altre erano gia all’opera e tante altre sono in arrivo ma il compito sembra cosi immane.
Non c’era traffico per le strade e diciamo che le arterie principali della citta erano abbastanza praticabili. Il gasolio e la benzina scarseggiano di gia cosi come l’acqua e il cibo. Le prime scene di saccheggi cominciano a farsi sentire, era previsibile. Speriamo che con gli aiuti, arrivi anche qualche corpo di soldati o polizia o militari perche altrimenti presto qui sara l’anarchia. Non c’e nulla che funziona a Port-au-Prince tranne i cimiteri. Non c’e nulla che e ‘aperto’, e il caos totale, l’angoscia, il terrore, la paura e l’incredulita. Quei 42 secondi hanno fermato il tempo in questa citta ed ora si vive come in una specie di limbo senza tempo e senza misura.
Al ritorno a casa ho trovato la piacevole sorpresa (se cosi si puo dire)
che la connessione Internet funzionava e cosi con Skype ho potuto parlare con alcune persone care. Ora sono le 11.30, siamo sempre accampati nel campetto, con i materassi e lenzuola, tutti dormono a parte la guardia di sicurezza che resta vicino a me, le zanzare impietose e i canti e le preghiere della gente in altri campi vicini.
Ora vado a dormire un poco aspettando domani con la speranza che presto il tempo ricominci a funzionare anche per questo povero paese che non conosce tregua da pene e tragedie che continuano ogni anno ad accanirsi su questa gente.
15 Gennaio
Due forti scosse fra le 4 e le 5 ci danno il buongiorno questa mattina. Riesco a parlare con qualcuno su Skype, giusto per non sentirmi tagliato fuori dal mondo. I miei ragazzi, le donne e i bambini si svegliano poco a poco, tutti umidi per la rugiada della notte. Gli anziani invece sono svegli da tempo anche se i piu rimangono sotto il tendone di lenzuala all’aperto che abbiamo preparato per loro. Noi abbiamo ancora un po di scorte di cibo, non abbondano ma per una decina di giorni dovremo averne a sufficenza. Acqua ce n’e in abbondanza in questa zona dalle pompe a mano pubbliche e di gasolio per far funzionare il generatore (che comunque centelliniamo) dovremo averne per una settimana circa.
Le notizie non sono tanto buone questa mattina. La gente disperata e affamata e gli immancabili approfittatori cominciano a saccheggiare dove possono in citta. Sappiamo che ci sono tonnellate di aiuti fermi all’aeroporto ma manca un’apparato logistico per poter distribuire questi aiuti. A mezza mattina siamo venuti a sapere che un camion pieno di cadaveri e venuto a scaricare il suo sinistro carico in un fiume non lontano da qui. Sappiamo anche che i cadaveri di citta sono ammassati in alcuni punti e poi presi, caricati su dei camion e seppelliti in fosse comuni poco fuori citta o nel cimitero stesso della citta.
Dai Padri Camilliani vengo a sapere che il Consolato d’Italia in Haiti convoca i cittadini Italiani per un rimpatrio immediato. Si teme il degradarsi della situazione sotto un punto di vista della sicurezza. Ovviamente non mi muovo da qui ma vado comunque a sentire, forse potrei ricavare delle informazioni utili, dei contatti.
Passati i primi due giorni di stupore e smarrimento, e l’ora di rimboccarsi le maniche e fare il punto della situazione : ripulire, togliere le macerie, demolire tutto cio che e precario, preparare un riparo per gli anziani e tutti noi anche in caso di una pioggia improvvisa, proteggere il materiale delle scuole che praticamente e all’aperto e poi pensare a un modo di fare un po di rifornimento di cibo. In tutto sono 75 persone che vivono qui in questi giorni fra anziani, i miei ragazzi che lavorano qui con le loro famiglie e altri bambini del vicinato.
Alla sera si accende il generatore cosi guardiamo un po le notizie in televisione mentre ricarico le batterie e poi presto tutti dormono e un’altro giorno e finito….
- Gennaio
La missione dista 4-5 Km dall’Aeroporto e da due giorni aerei cargo, sopratutto americani, arrivano e partono dalla Capitale in continuazione. La speranza e che trovino finalmente il modo di organizzare la distribuzione dei beni che portano al più presto perche ormai la disperazione regna. Siamo al quarto giorno dopo la scossa maggiore e ai sopravissuti manca di tutto. La notte, in città, la popolazione e praticamente accampata nelle piazzette maggiori o in qualsiasi spazio aperto oppure in mezzo alle strade, ci sono ancora delle forti scosse di assestamento. Di giorno la gente vaga per la città in cerca di cibo, acqua e cure mediche.
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